
Ho una casa per ospiti nella Dimora della Felicità. Questo significa Dersaadet che è uno dei nomi di Istanbul.
Essere uomini e donne è essere una casa per i nostri ospiti: uomini,donne , animali e tutti gli altri esseri visibili e invisibili e le famiglie di esseri che Dio mette insieme e di cui nessuno conosce le strade ....
Ogni giorno c'è un nuovo arrivo e una nuova partenza. Nuove storie , tristezze e gioie improvvise , condivise o celate ma che appaiono dai volti degli ospiti dai vestiti multicolori e dai pensieri trasparenti e leggeri.
Di un colore solo e di tutti insieme è la nostra condivisione e la nostra compassione .
Un visitatore inatteso è un dio di cui abbiamo bisogno senza esserne coscienti. Ci visita da altre vite :ci chiede e ci dona risposte .
Spesso è anche risposta ad una preghiera in lingua sconosciuta e per questo più vera , esatta , sconvolgente .
Intratteniamo tutti.
A tutti diamo e da tutti riceviamo una storia.
Tutti portano via una piccola pietra dei nostri muri e ne aggiungono altre di cui ci accorgiamo alla loro partenza e anche molto dopo o mai .
Come guide del sogno lasciano strade e accenni di percorsi .
Per noi che restiamo o forse per gli altri ospiti sconosciuti che vengono dopo di loro
Un giorno Leila mi scrive . Un altro giorno Aicha . Ilham è la silenziosa .
Mi hanno scritto insieme ma senza saperlo. Aicha mi chiede di indovinare da dove. La "Città delle Isole " mi dice. Il nome antico. La città del pirata Barbarossa....sono confuso ...Tunisia forse?
Sbaglio , ma la preghiera e la sua risposta sono più forti ..
Un giorno si incontrano e iniziano a scrivermi come una persona sola . Da Algeri "La Bianca".
"Eravamo un po stanche e ho proposto ,senza crederci : perchè non andiamo a Istanbul ? "
"Sei stato il primo a risponderci ". Mi scrivera Aicha piu tardi , alla fine del viaggio, di nuovo da casa.
La sua casa non sarà più la stessa...i muri appena trasparenti e infiniti accennano angoli della Dimora della Felicità e riportano alla sua mente particolari non visti che chiamano e chiedono il loro posto e la loro importanza ...sono pietre di nostalgia che costruiranno a sua insaputa il suo prossimo ritorno qui ...irresistibile , inarginabile.
Lentamente tessiamo la tela del loro viaggio . Fili dorati, colorati, profumati di acque di mandorla .Aicha mi scrive in un italiano piacevole dove anche gli errori sono armonici fra loro e fanno intravedere i suoi pensieri rarefatti .
Mi parla della sua insegnante Natalia , una donna di Bari , adorabile e di più di settanta anni che ormai passa solo le vacanze in Italia e conosce i deserti del Grande Sud dell'Algeria ...
Leila lentamente scivola nell'ombra e lascia ad Aicha i dettagli del viaggio ,i cambiamenti necessari da una casa all'altra perchè rimarranno molti giorni ...
"Giocheremo alle zingare " .
La loro curiosità corre in avanti , fra le righe fredde delle mail ; inonda le case dove vivranno e a stento non dilaga per le strade di Pera ancora sconosciute ma cosi intensamente evocate .
Ilham è ancora nella penombra e nel silenzio , come una regina che invia le messaggere e le ancelle avanti a sè .Ritrosa e preziosa o altro che non riesco a vedere ancora .
Non ci sono prezzi che possano impedire il loro arrivo . Come tutti i visitatori regali conoscono le strade .
Bussano alla nostra porta .Da dietro il vetro opaco scorgo le tre figure minute .
Aicha è serena, sul viso ha un sorriso ironico appena , consapevole e buono . In lei una grande pazienza ha rivestito una sofferenza indicibile e l'ha trasformata in comprensione e in sabbia che si muove ciclicamente da deserto a deserto.
Mi parlerà dopo dei deserti dell'Algeria, delle oasi e dei monasteri ..Tamanrasset ...
Leila è un passo dietro di lei . E' una madre paziente delle sue due compagne. Ne tiene per mano l'entusiasmo .
Ilham è dietro . Silenziosa , parla molto più di tutte ...il suo velo bianco non contiene i suoi occhi ma solo i capelli ....Entrando nella casa domanda di quibla , la direzione delle preghiere .
Lei stessa è una preghiera sinuosa , per nulla recitata a voce ma ad occhi e ad accenni di gesti che rimangono incompiuti .
Mi portano la musica di Algeri , i libri e i dolci.Il profumo di acqua di mandorla e il sapore dolce che esplora la bocca timido. La giostra dei colori verdini e delle glasse bianche , delle perline d'argento e zucchero e dei sesami minuti ...le tre scatole dai colori pastello si aprono come a rivelare un tesoro che si arrende a noi senza ricerca.
Se è vero che un paese si consoce anche dai suoi dolci l' Algeria si nasconde e fa intravedere un gusto attraverso i suoi opposti ...un deserto infinito generato dal colore bianco e da tutti gli altri colori tenui .
Nei giorni che seguono anche loro seguono strade invisibili e percorsi preparati da lontano nei pomeriggi e nelle sere dei loro incontri in Algeri La Bianca .
Quante volte si saranno lasciate andare , fuori dai percorsi decisi le sere prima . E si saranno perse .E ritrovate . Le prime sere venivano silenziose a chiedere tracce per il giorno successivo e a raccontare il giorno appena trascorso .
Gli cercavo negli occhi e nelle parole gli itinerari che la città doveva avere senz 'altro preparato per loro .
Aicha copiava i miei pensieri e le indicazioni delle strade e dei luoghi come un amanuense paziente . Ma i suoi colori erano diversi dai miei . Mediati da Algeri la Bianca e dalla sua calma impaziente .
Mi chiedevo come fosse la sua vita nei luoghi che il destino le aveva affidato . E la vita delle sue compagne .
Ad ognuno di noi la vita affida dei luoghi .
Da vivere, custodire e insegnare ad altri e poi da lasciare.
Specialmente l'ultimo luogo lasciato alla morte diventa diverso perchè è ad esso che noi saremo affidati .
Questi luoghi ci chiedono di aggiungere magia di parole alla magia delle pietre .
Aicha paragonava Beyoglu a Parigi , ai quartieri del Marais , a Montmartre ... è piena di tante immagini , levigate a lungo e con sapienza e sovrappone luoghi a luoghi lontani fra loro .Come ogni vero viaggiatore ha intravisto e cesellato le somiglianze e a breve viaggerà senza distanze .
I programmi di Aicha , i suoi itinerari perfetti che Ilham e Leila spiavano con occhi inquieti e pieni di entusiasmo al tempo stesso. Spiegare ai loro piedi e alle scarpe graziose ma inadatte alla Dimora della Felicità le strade , le salite e le discese , era un 'impresa ...
"Faro' un programma con tre visite al giorno " mi scrive ....
Ma Leila è paziente e intuisce gli eventi e la meraviglia che li accompagna .
Durante i loro giorni qui entreranno nella meraviglia molte volte . Istanbul ne ha le chiavi . Si prendono in prestito le mattine quando l'aria è tersa ancora e si rendono la sera con una stanchezza luminosa.
La preghiera El Asr alla Moschea Nuova : la comunione che le parole piene di luce di Aicha mi descriveranno giorni dopo. Un tempo infinito fra due preghiere .
La bambina con i fiori di Buyukada .La famiglia che esce per la cerimonia del "sunnet" con i bambini che sono principi vestiti di bianco e blu per un giorno .
La vecchia signora dei piccioni , di fronte alla moschea di Tophane .
Senza esserne coscienti, se non alla fine del viaggio , mettono assieme le sillabe e i suoni delle infinite voci di Istanbul .
E alla fine andiamo anche all'Opera. Dopo aver fatto "le tour du monde " per trovare il teatro .
Il giorno prima della loro partenza ci immergiamo nelle note di Rossini . Non era l'"Italiana in Algeri " ma il "Maometto II" ....Anche questo però è stato un ponte leggero di musica fra i loro luoghi e i miei .Si intrecciano i costumi , i colori e le musiche .
Le sveglio la mattina presto . Ci salutiamo come se andassimo alle nostre faccende quotidiane e ci dovessimo rivedere la sera .
Si incamminano lentamente .Ilham mi saluta per ultima . Mette il sigillo del silenzio e dei suoi occhi pieni di gratitudine .
"Mi piacerebbe trovare una Casa di Maria Pia a Siviglia , Damasco , Roma ...."
Ecco che le città sorelle per un attimo si incontrano nelle parole di Aicha e si sovrappongono ...mi chiamano forse a testimone .Ho visto Siviglia ma non sono mai stato a Damasco .Ci sono strade che portano li , strade diritte , da Istanbul e poi proseguono fino ad Algeri ...sicuramente .
Amiche , sapete che vi scrivo lentamente, con ritardi ampi e pieni di flussi e riflussi . Le acque del Bosforo hanno preso anche me. Ma vi rispondero' sempre : non posso fare altrimenti .
Je suis "toujours plein de vie et une peche d' enfer "!!!
Partendo, mi avete lasciato , dimenticandole ad arte , le vostre chiavi alla Dimora della Felicità.
Se vi dimenticassi , Istanbul non mi perdonerebbe mai.
E talmente bello,profundo,sincero,tutto é se preciso che ne sono molto commossa ...sto senza voce e ho le lacrime agli occhi.
RispondiEliminaPer il momento, posso soltanto dirti dal mio cuore:mille grazie amico mio!
Aicha
grazie aicha :) ma dovete ringraziare voi stesse non me :) ricordate che avete sempre un amico qui e anche io ad algeri :)
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