domenica 7 novembre 2010

FROM THE WRITERS RETREAT -pages from Assos


A friend of mine , from very far , was elated at this place ...just trying to feel it from some pictures .
She suggested me to set up a writers retreat .
The first thing I did when I found this land was to write .
I was taught by the wind and by the silence .
I hope to pass away here , with any writing instrument in my hands .
Sono sulla cresta di un ' onda che non si muove perchè è un 'onda di pietra .Ma conversa infinita con la liquidità del mare che non si vede che a tratti.
In questo luogo ,approfittando del loro colloquio, partecipiamo al tempo infinito , infiniti noi stessi .
Parlo con le foglie del fico ,con le nuvole e le loro ombre alla pianura .Col vento e le sue calme, le sue frustate al silenzio e alla notte.
Non trascorro nel tempo ma ne sono immerso.
Chiudo gli occhi e sono già morto e vivo assieme .
Mi è concessa la compagnia dei vissuti da tempo e degli andati via e di coloro che verranno.
Cammino alla necropoli e mi riempio di anime e della mia stessa che si fa ritrosa al corpo.
Le altre voci dei parlanti e i rumori sono morbide e arrivano come spazi tranciati da insetti e ancora e ancora ,dal vento .
Assos- the first day 23rd of august -a birthday

giovedì 12 agosto 2010

TRE OSPITI DELLA FELICITA'


Ho una casa per ospiti nella Dimora della Felicità. Questo significa Dersaadet che è uno dei nomi di Istanbul.


Essere uomini e donne è essere una casa per i nostri ospiti: uomini,donne , animali e tutti gli altri esseri visibili e invisibili e le famiglie di esseri che Dio mette insieme e di cui nessuno conosce le strade ....
Ogni giorno c'è un nuovo arrivo e una nuova partenza. Nuove storie , tristezze e gioie improvvise , condivise o celate ma che appaiono dai volti degli ospiti dai vestiti multicolori e dai pensieri trasparenti e leggeri.

Di un colore solo e di tutti insieme è la nostra condivisione e la nostra compassione .

Un visitatore inatteso è un dio di cui abbiamo bisogno senza esserne coscienti. Ci visita da altre vite :ci chiede e ci dona risposte .


Spesso è anche risposta ad una preghiera in lingua sconosciuta e per questo più vera , esatta , sconvolgente .


Intratteniamo tutti.


A tutti diamo e da tutti riceviamo una storia.
Tutti portano via una piccola pietra dei nostri muri e ne aggiungono altre di cui ci accorgiamo alla loro partenza e anche molto dopo o mai .
Come guide del sogno lasciano strade e accenni di percorsi .

Per noi che restiamo o forse per gli altri ospiti sconosciuti che vengono dopo di loro



Un giorno Leila mi scrive . Un altro giorno Aicha . Ilham è la silenziosa .


Mi hanno scritto insieme ma senza saperlo. Aicha mi chiede di indovinare da dove. La "Città delle Isole " mi dice. Il nome antico. La città del pirata Barbarossa....sono confuso ...Tunisia forse?
Sbaglio , ma la preghiera e la sua risposta sono più forti ..


Un giorno si incontrano e iniziano a scrivermi come una persona sola . Da Algeri "La Bianca".


"Eravamo un po stanche e ho proposto ,senza crederci : perchè non andiamo a Istanbul ? "


"Sei stato il primo a risponderci ". Mi scrivera Aicha piu tardi , alla fine del viaggio, di nuovo da casa.

La sua casa non sarà più la stessa...i muri appena trasparenti e infiniti accennano angoli della Dimora della Felicità e riportano alla sua mente particolari non visti che chiamano e chiedono il loro posto e la loro importanza ...sono pietre di nostalgia che costruiranno a sua insaputa il suo prossimo ritorno qui ...irresistibile , inarginabile.

Lentamente tessiamo la tela del loro viaggio . Fili dorati, colorati, profumati di acque di mandorla .Aicha mi scrive in un italiano piacevole dove anche gli errori sono armonici fra loro e fanno intravedere i suoi pensieri rarefatti .


Mi parla della sua insegnante Natalia , una donna di Bari , adorabile e di più di settanta anni che ormai passa solo le vacanze in Italia e conosce i deserti del Grande Sud dell'Algeria ...


Leila lentamente scivola nell'ombra e lascia ad Aicha i dettagli del viaggio ,i cambiamenti necessari da una casa all'altra perchè rimarranno molti giorni ...

"Giocheremo alle zingare " .

La loro curiosità corre in avanti , fra le righe fredde delle mail ; inonda le case dove vivranno e a stento non dilaga per le strade di Pera ancora sconosciute ma cosi intensamente evocate .


Ilham è ancora nella penombra e nel silenzio , come una regina che invia le messaggere e le ancelle avanti a sè .Ritrosa e preziosa o altro che non riesco a vedere ancora .


Non ci sono prezzi che possano impedire il loro arrivo . Come tutti i visitatori regali conoscono le strade .


Bussano alla nostra porta .Da dietro il vetro opaco scorgo le tre figure minute .

Aicha è serena, sul viso ha un sorriso ironico appena , consapevole e buono . In lei una grande pazienza ha rivestito una sofferenza indicibile e l'ha trasformata in comprensione e in sabbia che si muove ciclicamente da deserto a deserto.


Mi parlerà dopo dei deserti dell'Algeria, delle oasi e dei monasteri ..Tamanrasset ...


Leila è un passo dietro di lei . E' una madre paziente delle sue due compagne. Ne tiene per mano l'entusiasmo .


Ilham è dietro . Silenziosa , parla molto più di tutte ...il suo velo bianco non contiene i suoi occhi ma solo i capelli ....Entrando nella casa domanda di quibla , la direzione delle preghiere .
Lei stessa è una preghiera sinuosa , per nulla recitata a voce ma ad occhi e ad accenni di gesti che rimangono incompiuti .


Mi portano la musica di Algeri , i libri e i dolci.Il profumo di acqua di mandorla e il sapore dolce che esplora la bocca timido. La giostra dei colori verdini e delle glasse bianche , delle perline d'argento e zucchero e dei sesami minuti ...le tre scatole dai colori pastello si aprono come a rivelare un tesoro che si arrende a noi senza ricerca.


Se è vero che un paese si consoce anche dai suoi dolci l' Algeria si nasconde e fa intravedere un gusto attraverso i suoi opposti ...un deserto infinito generato dal colore bianco e da tutti gli altri colori tenui .

Nei giorni che seguono anche loro seguono strade invisibili e percorsi preparati da lontano nei pomeriggi e nelle sere dei loro incontri in Algeri La Bianca .



Quante volte si saranno lasciate andare , fuori dai percorsi decisi le sere prima . E si saranno perse .E ritrovate . Le prime sere venivano silenziose a chiedere tracce per il giorno successivo e a raccontare il giorno appena trascorso .

Gli cercavo negli occhi e nelle parole gli itinerari che la città doveva avere senz 'altro preparato per loro .

Aicha copiava i miei pensieri e le indicazioni delle strade e dei luoghi come un amanuense paziente . Ma i suoi colori erano diversi dai miei . Mediati da Algeri la Bianca e dalla sua calma impaziente .


Mi chiedevo come fosse la sua vita nei luoghi che il destino le aveva affidato . E la vita delle sue compagne .
Ad ognuno di noi la vita affida dei luoghi .

Da vivere, custodire e insegnare ad altri e poi da lasciare.

Specialmente l'ultimo luogo lasciato alla morte diventa diverso perchè è ad esso che noi saremo affidati .


Questi luoghi ci chiedono di aggiungere magia di parole alla magia delle pietre .


Aicha paragonava Beyoglu a Parigi , ai quartieri del Marais , a Montmartre ... è piena di tante immagini , levigate a lungo e con sapienza e sovrappone luoghi a luoghi lontani fra loro .Come ogni vero viaggiatore ha intravisto e cesellato le somiglianze e a breve viaggerà senza distanze .



I programmi di Aicha , i suoi itinerari perfetti che Ilham e Leila spiavano con occhi inquieti e pieni di entusiasmo al tempo stesso. Spiegare ai loro piedi e alle scarpe graziose ma inadatte alla Dimora della Felicità le strade , le salite e le discese , era un 'impresa ...

"Faro' un programma con tre visite al giorno " mi scrive ....


Ma Leila è paziente e intuisce gli eventi e la meraviglia che li accompagna .

Durante i loro giorni qui entreranno nella meraviglia molte volte . Istanbul ne ha le chiavi . Si prendono in prestito le mattine quando l'aria è tersa ancora e si rendono la sera con una stanchezza luminosa.


La preghiera El Asr alla Moschea Nuova : la comunione che le parole piene di luce di Aicha mi descriveranno giorni dopo. Un tempo infinito fra due preghiere .


La bambina con i fiori di Buyukada .La famiglia che esce per la cerimonia del "sunnet" con i bambini che sono principi vestiti di bianco e blu per un giorno .


La vecchia signora dei piccioni , di fronte alla moschea di Tophane .



Senza esserne coscienti, se non alla fine del viaggio , mettono assieme le sillabe e i suoni delle infinite voci di Istanbul .

E alla fine andiamo anche all'Opera. Dopo aver fatto "le tour du monde " per trovare il teatro .

Il giorno prima della loro partenza ci immergiamo nelle note di Rossini . Non era l'"Italiana in Algeri " ma il "Maometto II" ....Anche questo però è stato un ponte leggero di musica fra i loro luoghi e i miei .Si intrecciano i costumi , i colori e le musiche .


Le sveglio la mattina presto . Ci salutiamo come se andassimo alle nostre faccende quotidiane e ci dovessimo rivedere la sera .


Si incamminano lentamente .Ilham mi saluta per ultima . Mette il sigillo del silenzio e dei suoi occhi pieni di gratitudine .

"Mi piacerebbe trovare una Casa di Maria Pia a Siviglia , Damasco , Roma ...."

Ecco che le città sorelle per un attimo si incontrano nelle parole di Aicha e si sovrappongono ...mi chiamano forse a testimone .Ho visto Siviglia ma non sono mai stato a Damasco .Ci sono strade che portano li , strade diritte , da Istanbul e poi proseguono fino ad Algeri ...sicuramente .



Amiche , sapete che vi scrivo lentamente, con ritardi ampi e pieni di flussi e riflussi . Le acque del Bosforo hanno preso anche me. Ma vi rispondero' sempre : non posso fare altrimenti .


Je suis "toujours plein de vie et une peche d' enfer "!!!


Partendo, mi avete lasciato , dimenticandole ad arte , le vostre chiavi alla Dimora della Felicità.


Se vi dimenticassi , Istanbul non mi perdonerebbe mai.













lunedì 9 agosto 2010

NEL CORSO DEL TEMPO


Nel corso tempo ci abituiamo ai silenzi degli altri.
Le reti sottili si stendono e tendono a infiniti pesciolini azzurri.
Sfuggiamo alle volte , alle volte restiamo impigliati con gioia e miriadi di riflessi d'argento.
Pensieri e moti di entusiasmo e di vita scintillano attorno e da noi si irradiano attorno.
Alle volte si spengono nei silenzi degli altri , alle volte ne vengono riflessi e ingigantiti , fino ad altro silenzio.
Siamo cosi delle porte, chiuse ad altre porte , anche esse chiuse.
Crediamo di avere illustrato ,condotto attraverso i giardini e le ombre .Abbiamo soltanto celato cio' che a noi stessi era troppo evidente.
Abbiamo negato la vista ad altri mondi .
Siamo stati creati per non essere visti .In questo splendore nasciamo , consumiamo la luce e muoriamo.
Nel corso del tempo cadiamo nei silenzi degli altri e nei nostri a loro.
Innumerevoli accenni di voci , innumerevoli manti di silenzio.
Protestando a noi stessi un'incomprensione inutile , trascorriamo ad un tempo ad un luogo vicini alla morte perche' la vita stessa è a poco a poco negata, svuotata di ogni suo seme .
Morire diventa cosi inevitabile e anche un desiderio che supera la paura .
La paura è svuotata di panico e il panico diventa l'attesa per cio' che non potra mai essere descritto, compreso, narrato ..
Per questo è inutile scrivere e lasciare pagine e pagine ...

mercoledì 4 agosto 2010

CONVERSAZIONE SU UNA BOTTIGLIA DI SABBIA


Il cancro è una bottiglietta di sabbie dorate che tutti abbiamo dentro.

Al centro esatto e variabile di tutti i nostri sogni , delle aspirazioni e dell entusiamo e di quello per cui siamo nati e che non sappiamo .

La ammiriamo con paura e venerazione: nasconde la strada al nostro significato e al tempo stesso è il ponte per la morte .

Quando la stanchezza e la consapevolezza che il compiuto e l'incompiuto non sono differenti ma infiniti a vicenda prendono il soprevvento ,il vetro si rompe . Il contenitore diventa contenuto . Nessuna fiamma d'amore trasforma incessantemente piu' le sabbie in trasparenza che trattiene ...e la sabbia e' preda del vento .

Inizia a posarsi in tutto il corpo, copre organi e spazi che prima la osservavano come se mai sarebbe stata parte di loro .

Adesso la meraviglia che illuminava le vite infinite e potenti è diventata consapevolezza .

La consapevolezza trasfigura in buio e in ulteriore luce ineffabile, a noi invisibile , i silenzi e le parole che ci hanno circondato.

Il coraggio dell'amore e la vigliaccheria dei legami tradotti in parole soltanto o in segni o in colori, esplodono assieme .


Ecco .




(Istanbul ,il giorno prima della Madonna della Neve )

giovedì 15 luglio 2010

IL TEMPO DELL'ESILIO




Nell’arte aspettiamo , avvolti da una coperta trasparente che ci mostra le cose che altri non vedono e ci nasconde da chi non ci vede.
Attendiamo che trascorrano queste vite di separazione all’interno di una vita inconscia .Esitiamo a lungo per essere ricongiunti alla provenienza senza che la distanza percorsa dall’ anima nel desiderare un corpo interferisca.
C’e una cognizione estrema dell’esilio e della sua volontarietà.

Per imitare Dio da noi stessi, la pienezza dalla finitezza, abbiamo combattuto per un corpo e per porre distanza fra noi e l’imitato .
Tutto ciò che sperimentiamo col corpo crea nell’anima un ‘infinita nostalgia in cui la distanza imploderà.
Passa il tempo dell’esilio lentamente , la sabbia si separa e trascorre grano a grano, settacciando il vuoto fra le maglie del pieno.
Nell’arte ceselliamo , disegniamo , scolpiamo, scriviamo , musichiamo tutta la nostalgia possibile e ammiriamo la stessa distanza farsi dolore e dolore estremo al punto del perdono .La trasfigurazione
diventa attesa .L’imitazione dispetto e aspetto imcommensurabile della distanza .
Nelle notti fredde ci avvolgiamo con la nostra coperta trasparente. Conduciamo lentamente vite nascoste, di rinuncia o di semina o di nascondimento per ammirare il vero . Vite che si ammantano di bui piu luminosi.
Moriamo senza essere visti .

L’arte prodotta , inseguita nelle forme e nei materiali da essa più distanti e che la negano, parla, tace , si nasconde e si nega . Prende valore e lo perde.

Non si avvicina neppure per un attimo alla perfezione ma ne è rappresentante sulla terra.
Induce sensazioni , vicinanza e nostalgia.

Continuamente ci ricorda con dolore la distanza che abbiamo creato .

Rammenterà ad altri la memoria delle doglie.

Nessuna nascita e tormento inutile e perfetto.

mercoledì 14 aprile 2010

ALLE MURA - Circondarsi di Istanbul


La stazione di Sirkeci e come una scatola del tempo .Nella
sua sala d'aspetto vuota ,dalle vetrate caleidoscopio ,
filtra un aluce mista ad un tempo perduto.
Entrando , uscendo ,si assiste ad un diverso incedere del tempo
e se ne diviene parte .
E' il luogo ideale da cui iniziare ogni esplorazione della città .









Sono uscito .

Mi sono diretto alla stazione ,quella da dove e dove un tempo partiva e arrivava l 'Orient Express. Il nome si pronuncia con un misto di mistero e timore ,suggerito dal ristorante che ne porta ancora il nome .Siedono ai suoi tavoli viaggiatori improbabili o loro incarnazioni , giunte qui per completare chissà quali viaggi...



La sala d'aspetto è infinita , vuota e limpida .C'è un quadro che racconta un foresta alle vetrate caleidoscopiche che ci invitano lontano .

Partono così pochi treni ,oggi. Così dobbiamo incamminarci.

Da tempo ho pensato di percorrere Istanbul assieme alle sue mura ,parallelo ad esse, per quanto è possibile .

Le mura marittime iniziano sul mare. Sono basse ,limitate del sole e dal vento e da alcuni che guardano il passaggio delle navi. Pensieri non ancorati in un porto ma che , in movimento ,ci sfiorano ,mentre ci teniamo testardamente all terra e non scorriamo.

All'inizio del Bosforo la corrente è veloce .Piega improvvisa sotto il faro di Ahirkapi.
Persone sprofondano nel sonno fra gli scogli e gatti avventurieri tentano il mare e le acque .







sabato 10 aprile 2010

Il GUFO (Arte e solitudine)


"Solo gli isolati comunicano" -Eugenio Montale
Isolarsi , non farsi vedere, non disturbare, non mescolare la propria voce a quella degli altri, non aderire a iniziative civili e sociali, non protestare od esprimere neppure il proprio pensiero , è il miglior contributo a se stessi e alla storia dell umanita'.


Essere un'isola ,lambita da molti mari ma che non si lascia mai andare alle acque,che cresce in se stessa e basta a se stessa ,facendo circolare le terre e le arie e i colori al suo interno ...


Essere fuori da ogni gioco , perdenti e vincenti perche' ci si rifiuta di giocare . Le regole sono una trappola che induce all' annullamento delle diversita',dell'originalita' dei caratteri e delle risposte individuali . La societa' impone giochi di ruolo e regole in ogni settore e in ogni manifestazione della natura umana per cancellare le forze vitali e ridurle ad un ordine ripetitivo .


La meraviglia, l'arte stessa , vengono ridotte a ripetizioni infinite e sfinite di se stesse.


Cosi isolarsi , divenire sopravvissuti alle regole e ai giochi di ruolo , e' preservare la vita stessa dalla morte mentre si vive.



La reclusione costruita da se stessi e' come correre piu 'veloci della solitudine che verra comunque .E' una solitudine dei tempi che non permettono altro .Va guardata negli occhi , precorsa e trasfigurata . Diventa così porta dell'intensita' e della vera arte .


«I veri libri», scrive Proust nel Tempo Ritrovato, non sono «figli della piena luce e delle chiacchiere, ma dell’oscurità e del silenzio». E aveva definito se stesso «lo strano essere umano che, in attesa che la morte lo liberi, vive con le imposte chiuse, non sa niente del mondo, resta immobile come un gufo, e proprio come un gufo vede chiaro solo nelle tenebre».


I nostri tempi non favoriscono la concentrazione. Forse per il moltiplicarsi delle sollecitazioni narcisistiche: festival, tv, radio, teatri…

Tutto ,perfino cio' che chiamiamo "cultura" , e specialmente quello, e' una sfida della vanità al silenzio e al nascondimento .Il rischio è di finire con il lasciarsi suggestionare dalla mediocrita'.


I fruitori d'arte ,sia essa scritta o illustrata o musicata, chiedono solo di essere consolati e rassicurati nel loro veloce procedere verso lo sfacelo e verso l 'annullamento delle energie .


Se l'artista cede a questo richiamo per vanita',per desiderio di una vita sicura e alla luce di tutto e di tutti, tradisce la stessa forza vitale di cui la Natura lo ha eletto "canale" e mezzo di materializzazione .

E la forza tradirà lui .


Diventerà fra le sue mani e nei suoi occhi , ripetizione e frastuono .


Il pubblico dei "servi della cultura"pretende accorate predicazioni o generiche denunce.Vuole che gli si dica che il solo fatto di leggere qualche libro faccia di loro persone migliori di tutte le altre. Vogliono sentirsi parte di un’élite intellettualmente e moralmente superiore. Ridono per finta e annuiscono per dovere morale di farlo.

Cosi la luce si perde dapprima nella banalita' innocua e poi si ritrova oscurata ,pur nello splendore delle forme artistiche.


Bisogna avere un grande spirito e un sacco di fiducia in se stessi per non cercare il conforto del "gruppo".

Proprio perché l’isolamento è deprimente laddove, invece, la condivisione può rivelarsi esaltante, sono pochi quelli che riescono a bastare a se stessi. E a tenersi in disparte. A sostanziare l'infinito piuttosto che divorare l'istante e riempirlo di contenuti inutili.


Il messaggio e 'quello di usare la vita per vagheggiare la morte e il ritorno ad un"prima" che è "dopo" .Negare le cose ,gli oggetti ,pur dando loro il valore massimo per subito dopo relegarli in un angolo e considerare inutile lo splendore del capolavoro .


Ogni opera d'arte diventa cosi prestesto per una nostalgia dell'infinito .Guai a farne simbolo dell'infinito stesso .

Essa deve suggerire e non essere Dio.


L' artista si trasferisce al di là ma parla e crea con la materia dell'al di qua. Questa è la sua solitudine ,l'incomprensione . Gli viene chiesto di dichiarare che l'al di qua è l'al di la'.


E puo'convincere ,se vuole , che sia cosi ...distorcere la voce ineffabile in materia e basta e tradire la luce e l'ispirazione stessa.


Alle volte lo scivolare in questo e impercepibile .

Montaigne (il più grande recluso della storia) i era ritirato dalla vita pubblica per scrivere cose di intelligenza e lucidità esemplare. Ritirarsi dalla vita pubblica era stato il prezzo da pagare a tutta quell’intelligenza e a tutta quella lucidità. La retraite (così la chiamava Montaigne) non è un vezzo ma un’esigenza dello spirito. Una prova di integrità e indipendenza che uno deve dare a se stesso, non certo al mondo.

Ha scritto George Steiner : «Quale miopia, quale impulso autistico mi ha portato a considerare ogni collettivo, fosse esso un comitato o una folla, un’accademia di studiosi o una squadra sportiva, intrinsecamente sospetto? Quale arroganza preventiva ha fatto di me un "inassociabile" e mi ha convinto che se gli altri sono d’accordo con me, vuol dire che sto dicendo delle banalità o delle cose insensate? Come mai ho deciso di rifiutare di aggiungere la mia firma a manifesti programmatici, appelli, proteste con le cui idee e istanze in gran parte concordo?».

Non disturbare ,non farsi notare ,non concordare ma neppure dissentire ,non aderire . Disertare la socialità e attribuirle un valore negativo .Troppa socialità è paura di individualità .


E tra filantropia e misantropia— a dispetto di quel che dicono i dizionari— non c’è mica tutta questa differenza.