domenica 7 novembre 2010
FROM THE WRITERS RETREAT -pages from Assos
giovedì 12 agosto 2010
TRE OSPITI DELLA FELICITA'
Per noi che restiamo o forse per gli altri ospiti sconosciuti che vengono dopo di loro
"Eravamo un po stanche e ho proposto ,senza crederci : perchè non andiamo a Istanbul ? "
"Sei stato il primo a risponderci ". Mi scrivera Aicha piu tardi , alla fine del viaggio, di nuovo da casa.
La sua casa non sarà più la stessa...i muri appena trasparenti e infiniti accennano angoli della Dimora della Felicità e riportano alla sua mente particolari non visti che chiamano e chiedono il loro posto e la loro importanza ...sono pietre di nostalgia che costruiranno a sua insaputa il suo prossimo ritorno qui ...irresistibile , inarginabile.
Lentamente tessiamo la tela del loro viaggio . Fili dorati, colorati, profumati di acque di mandorla .Aicha mi scrive in un italiano piacevole dove anche gli errori sono armonici fra loro e fanno intravedere i suoi pensieri rarefatti .
Lei stessa è una preghiera sinuosa , per nulla recitata a voce ma ad occhi e ad accenni di gesti che rimangono incompiuti .
Mi portano la musica di Algeri , i libri e i dolci.Il profumo di acqua di mandorla e il sapore dolce che esplora la bocca timido. La giostra dei colori verdini e delle glasse bianche , delle perline d'argento e zucchero e dei sesami minuti ...le tre scatole dai colori pastello si aprono come a rivelare un tesoro che si arrende a noi senza ricerca.
Se è vero che un paese si consoce anche dai suoi dolci l' Algeria si nasconde e fa intravedere un gusto attraverso i suoi opposti ...un deserto infinito generato dal colore bianco e da tutti gli altri colori tenui .
Nei giorni che seguono anche loro seguono strade invisibili e percorsi preparati da lontano nei pomeriggi e nelle sere dei loro incontri in Algeri La Bianca .
E alla fine andiamo anche all'Opera. Dopo aver fatto "le tour du monde " per trovare il teatro .
Il giorno prima della loro partenza ci immergiamo nelle note di Rossini . Non era l'"Italiana in Algeri " ma il "Maometto II" ....Anche questo però è stato un ponte leggero di musica fra i loro luoghi e i miei .Si intrecciano i costumi , i colori e le musiche .
Le sveglio la mattina presto . Ci salutiamo come se andassimo alle nostre faccende quotidiane e ci dovessimo rivedere la sera .
Si incamminano lentamente .Ilham mi saluta per ultima . Mette il sigillo del silenzio e dei suoi occhi pieni di gratitudine .
"Mi piacerebbe trovare una Casa di Maria Pia a Siviglia , Damasco , Roma ...."
Ecco che le città sorelle per un attimo si incontrano nelle parole di Aicha e si sovrappongono ...mi chiamano forse a testimone .Ho visto Siviglia ma non sono mai stato a Damasco .Ci sono strade che portano li , strade diritte , da Istanbul e poi proseguono fino ad Algeri ...sicuramente .
Amiche , sapete che vi scrivo lentamente, con ritardi ampi e pieni di flussi e riflussi . Le acque del Bosforo hanno preso anche me. Ma vi rispondero' sempre : non posso fare altrimenti .
Je suis "toujours plein de vie et une peche d' enfer "!!!
Partendo, mi avete lasciato , dimenticandole ad arte , le vostre chiavi alla Dimora della Felicità.
Se vi dimenticassi , Istanbul non mi perdonerebbe mai.
lunedì 9 agosto 2010
NEL CORSO DEL TEMPO

mercoledì 4 agosto 2010
CONVERSAZIONE SU UNA BOTTIGLIA DI SABBIA

giovedì 15 luglio 2010
IL TEMPO DELL'ESILIO

Nell’arte aspettiamo , avvolti da una coperta trasparente che ci mostra le cose che altri non vedono e ci nasconde da chi non ci vede.
Attendiamo che trascorrano queste vite di separazione all’interno di una vita inconscia .Esitiamo a lungo per essere ricongiunti alla provenienza senza che la distanza percorsa dall’ anima nel desiderare un corpo interferisca.
C’e una cognizione estrema dell’esilio e della sua volontarietà.
Per imitare Dio da noi stessi, la pienezza dalla finitezza, abbiamo combattuto per un corpo e per porre distanza fra noi e l’imitato .
Tutto ciò che sperimentiamo col corpo crea nell’anima un ‘infinita nostalgia in cui la distanza imploderà.
Passa il tempo dell’esilio lentamente , la sabbia si separa e trascorre grano a grano, settacciando il vuoto fra le maglie del pieno.
Nell’arte ceselliamo , disegniamo , scolpiamo, scriviamo , musichiamo tutta la nostalgia possibile e ammiriamo la stessa distanza farsi dolore e dolore estremo al punto del perdono .La trasfigurazione
diventa attesa .L’imitazione dispetto e aspetto imcommensurabile della distanza .
Nelle notti fredde ci avvolgiamo con la nostra coperta trasparente. Conduciamo lentamente vite nascoste, di rinuncia o di semina o di nascondimento per ammirare il vero . Vite che si ammantano di bui piu luminosi.
Moriamo senza essere visti .
L’arte prodotta , inseguita nelle forme e nei materiali da essa più distanti e che la negano, parla, tace , si nasconde e si nega . Prende valore e lo perde.
Non si avvicina neppure per un attimo alla perfezione ma ne è rappresentante sulla terra.
Induce sensazioni , vicinanza e nostalgia.
Continuamente ci ricorda con dolore la distanza che abbiamo creato .
Rammenterà ad altri la memoria delle doglie.
Nessuna nascita e tormento inutile e perfetto.
mercoledì 14 aprile 2010
ALLE MURA - Circondarsi di Istanbul



sabato 10 aprile 2010
Il GUFO (Arte e solitudine)


