sabato 10 aprile 2010

Il GUFO (Arte e solitudine)


"Solo gli isolati comunicano" -Eugenio Montale
Isolarsi , non farsi vedere, non disturbare, non mescolare la propria voce a quella degli altri, non aderire a iniziative civili e sociali, non protestare od esprimere neppure il proprio pensiero , è il miglior contributo a se stessi e alla storia dell umanita'.


Essere un'isola ,lambita da molti mari ma che non si lascia mai andare alle acque,che cresce in se stessa e basta a se stessa ,facendo circolare le terre e le arie e i colori al suo interno ...


Essere fuori da ogni gioco , perdenti e vincenti perche' ci si rifiuta di giocare . Le regole sono una trappola che induce all' annullamento delle diversita',dell'originalita' dei caratteri e delle risposte individuali . La societa' impone giochi di ruolo e regole in ogni settore e in ogni manifestazione della natura umana per cancellare le forze vitali e ridurle ad un ordine ripetitivo .


La meraviglia, l'arte stessa , vengono ridotte a ripetizioni infinite e sfinite di se stesse.


Cosi isolarsi , divenire sopravvissuti alle regole e ai giochi di ruolo , e' preservare la vita stessa dalla morte mentre si vive.



La reclusione costruita da se stessi e' come correre piu 'veloci della solitudine che verra comunque .E' una solitudine dei tempi che non permettono altro .Va guardata negli occhi , precorsa e trasfigurata . Diventa così porta dell'intensita' e della vera arte .


«I veri libri», scrive Proust nel Tempo Ritrovato, non sono «figli della piena luce e delle chiacchiere, ma dell’oscurità e del silenzio». E aveva definito se stesso «lo strano essere umano che, in attesa che la morte lo liberi, vive con le imposte chiuse, non sa niente del mondo, resta immobile come un gufo, e proprio come un gufo vede chiaro solo nelle tenebre».


I nostri tempi non favoriscono la concentrazione. Forse per il moltiplicarsi delle sollecitazioni narcisistiche: festival, tv, radio, teatri…

Tutto ,perfino cio' che chiamiamo "cultura" , e specialmente quello, e' una sfida della vanità al silenzio e al nascondimento .Il rischio è di finire con il lasciarsi suggestionare dalla mediocrita'.


I fruitori d'arte ,sia essa scritta o illustrata o musicata, chiedono solo di essere consolati e rassicurati nel loro veloce procedere verso lo sfacelo e verso l 'annullamento delle energie .


Se l'artista cede a questo richiamo per vanita',per desiderio di una vita sicura e alla luce di tutto e di tutti, tradisce la stessa forza vitale di cui la Natura lo ha eletto "canale" e mezzo di materializzazione .

E la forza tradirà lui .


Diventerà fra le sue mani e nei suoi occhi , ripetizione e frastuono .


Il pubblico dei "servi della cultura"pretende accorate predicazioni o generiche denunce.Vuole che gli si dica che il solo fatto di leggere qualche libro faccia di loro persone migliori di tutte le altre. Vogliono sentirsi parte di un’élite intellettualmente e moralmente superiore. Ridono per finta e annuiscono per dovere morale di farlo.

Cosi la luce si perde dapprima nella banalita' innocua e poi si ritrova oscurata ,pur nello splendore delle forme artistiche.


Bisogna avere un grande spirito e un sacco di fiducia in se stessi per non cercare il conforto del "gruppo".

Proprio perché l’isolamento è deprimente laddove, invece, la condivisione può rivelarsi esaltante, sono pochi quelli che riescono a bastare a se stessi. E a tenersi in disparte. A sostanziare l'infinito piuttosto che divorare l'istante e riempirlo di contenuti inutili.


Il messaggio e 'quello di usare la vita per vagheggiare la morte e il ritorno ad un"prima" che è "dopo" .Negare le cose ,gli oggetti ,pur dando loro il valore massimo per subito dopo relegarli in un angolo e considerare inutile lo splendore del capolavoro .


Ogni opera d'arte diventa cosi prestesto per una nostalgia dell'infinito .Guai a farne simbolo dell'infinito stesso .

Essa deve suggerire e non essere Dio.


L' artista si trasferisce al di là ma parla e crea con la materia dell'al di qua. Questa è la sua solitudine ,l'incomprensione . Gli viene chiesto di dichiarare che l'al di qua è l'al di la'.


E puo'convincere ,se vuole , che sia cosi ...distorcere la voce ineffabile in materia e basta e tradire la luce e l'ispirazione stessa.


Alle volte lo scivolare in questo e impercepibile .

Montaigne (il più grande recluso della storia) i era ritirato dalla vita pubblica per scrivere cose di intelligenza e lucidità esemplare. Ritirarsi dalla vita pubblica era stato il prezzo da pagare a tutta quell’intelligenza e a tutta quella lucidità. La retraite (così la chiamava Montaigne) non è un vezzo ma un’esigenza dello spirito. Una prova di integrità e indipendenza che uno deve dare a se stesso, non certo al mondo.

Ha scritto George Steiner : «Quale miopia, quale impulso autistico mi ha portato a considerare ogni collettivo, fosse esso un comitato o una folla, un’accademia di studiosi o una squadra sportiva, intrinsecamente sospetto? Quale arroganza preventiva ha fatto di me un "inassociabile" e mi ha convinto che se gli altri sono d’accordo con me, vuol dire che sto dicendo delle banalità o delle cose insensate? Come mai ho deciso di rifiutare di aggiungere la mia firma a manifesti programmatici, appelli, proteste con le cui idee e istanze in gran parte concordo?».

Non disturbare ,non farsi notare ,non concordare ma neppure dissentire ,non aderire . Disertare la socialità e attribuirle un valore negativo .Troppa socialità è paura di individualità .


E tra filantropia e misantropia— a dispetto di quel che dicono i dizionari— non c’è mica tutta questa differenza.




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