giovedì 12 agosto 2010

TRE OSPITI DELLA FELICITA'


Ho una casa per ospiti nella Dimora della Felicità. Questo significa Dersaadet che è uno dei nomi di Istanbul.


Essere uomini e donne è essere una casa per i nostri ospiti: uomini,donne , animali e tutti gli altri esseri visibili e invisibili e le famiglie di esseri che Dio mette insieme e di cui nessuno conosce le strade ....
Ogni giorno c'è un nuovo arrivo e una nuova partenza. Nuove storie , tristezze e gioie improvvise , condivise o celate ma che appaiono dai volti degli ospiti dai vestiti multicolori e dai pensieri trasparenti e leggeri.

Di un colore solo e di tutti insieme è la nostra condivisione e la nostra compassione .

Un visitatore inatteso è un dio di cui abbiamo bisogno senza esserne coscienti. Ci visita da altre vite :ci chiede e ci dona risposte .


Spesso è anche risposta ad una preghiera in lingua sconosciuta e per questo più vera , esatta , sconvolgente .


Intratteniamo tutti.


A tutti diamo e da tutti riceviamo una storia.
Tutti portano via una piccola pietra dei nostri muri e ne aggiungono altre di cui ci accorgiamo alla loro partenza e anche molto dopo o mai .
Come guide del sogno lasciano strade e accenni di percorsi .

Per noi che restiamo o forse per gli altri ospiti sconosciuti che vengono dopo di loro



Un giorno Leila mi scrive . Un altro giorno Aicha . Ilham è la silenziosa .


Mi hanno scritto insieme ma senza saperlo. Aicha mi chiede di indovinare da dove. La "Città delle Isole " mi dice. Il nome antico. La città del pirata Barbarossa....sono confuso ...Tunisia forse?
Sbaglio , ma la preghiera e la sua risposta sono più forti ..


Un giorno si incontrano e iniziano a scrivermi come una persona sola . Da Algeri "La Bianca".


"Eravamo un po stanche e ho proposto ,senza crederci : perchè non andiamo a Istanbul ? "


"Sei stato il primo a risponderci ". Mi scrivera Aicha piu tardi , alla fine del viaggio, di nuovo da casa.

La sua casa non sarà più la stessa...i muri appena trasparenti e infiniti accennano angoli della Dimora della Felicità e riportano alla sua mente particolari non visti che chiamano e chiedono il loro posto e la loro importanza ...sono pietre di nostalgia che costruiranno a sua insaputa il suo prossimo ritorno qui ...irresistibile , inarginabile.

Lentamente tessiamo la tela del loro viaggio . Fili dorati, colorati, profumati di acque di mandorla .Aicha mi scrive in un italiano piacevole dove anche gli errori sono armonici fra loro e fanno intravedere i suoi pensieri rarefatti .


Mi parla della sua insegnante Natalia , una donna di Bari , adorabile e di più di settanta anni che ormai passa solo le vacanze in Italia e conosce i deserti del Grande Sud dell'Algeria ...


Leila lentamente scivola nell'ombra e lascia ad Aicha i dettagli del viaggio ,i cambiamenti necessari da una casa all'altra perchè rimarranno molti giorni ...

"Giocheremo alle zingare " .

La loro curiosità corre in avanti , fra le righe fredde delle mail ; inonda le case dove vivranno e a stento non dilaga per le strade di Pera ancora sconosciute ma cosi intensamente evocate .


Ilham è ancora nella penombra e nel silenzio , come una regina che invia le messaggere e le ancelle avanti a sè .Ritrosa e preziosa o altro che non riesco a vedere ancora .


Non ci sono prezzi che possano impedire il loro arrivo . Come tutti i visitatori regali conoscono le strade .


Bussano alla nostra porta .Da dietro il vetro opaco scorgo le tre figure minute .

Aicha è serena, sul viso ha un sorriso ironico appena , consapevole e buono . In lei una grande pazienza ha rivestito una sofferenza indicibile e l'ha trasformata in comprensione e in sabbia che si muove ciclicamente da deserto a deserto.


Mi parlerà dopo dei deserti dell'Algeria, delle oasi e dei monasteri ..Tamanrasset ...


Leila è un passo dietro di lei . E' una madre paziente delle sue due compagne. Ne tiene per mano l'entusiasmo .


Ilham è dietro . Silenziosa , parla molto più di tutte ...il suo velo bianco non contiene i suoi occhi ma solo i capelli ....Entrando nella casa domanda di quibla , la direzione delle preghiere .
Lei stessa è una preghiera sinuosa , per nulla recitata a voce ma ad occhi e ad accenni di gesti che rimangono incompiuti .


Mi portano la musica di Algeri , i libri e i dolci.Il profumo di acqua di mandorla e il sapore dolce che esplora la bocca timido. La giostra dei colori verdini e delle glasse bianche , delle perline d'argento e zucchero e dei sesami minuti ...le tre scatole dai colori pastello si aprono come a rivelare un tesoro che si arrende a noi senza ricerca.


Se è vero che un paese si consoce anche dai suoi dolci l' Algeria si nasconde e fa intravedere un gusto attraverso i suoi opposti ...un deserto infinito generato dal colore bianco e da tutti gli altri colori tenui .

Nei giorni che seguono anche loro seguono strade invisibili e percorsi preparati da lontano nei pomeriggi e nelle sere dei loro incontri in Algeri La Bianca .



Quante volte si saranno lasciate andare , fuori dai percorsi decisi le sere prima . E si saranno perse .E ritrovate . Le prime sere venivano silenziose a chiedere tracce per il giorno successivo e a raccontare il giorno appena trascorso .

Gli cercavo negli occhi e nelle parole gli itinerari che la città doveva avere senz 'altro preparato per loro .

Aicha copiava i miei pensieri e le indicazioni delle strade e dei luoghi come un amanuense paziente . Ma i suoi colori erano diversi dai miei . Mediati da Algeri la Bianca e dalla sua calma impaziente .


Mi chiedevo come fosse la sua vita nei luoghi che il destino le aveva affidato . E la vita delle sue compagne .
Ad ognuno di noi la vita affida dei luoghi .

Da vivere, custodire e insegnare ad altri e poi da lasciare.

Specialmente l'ultimo luogo lasciato alla morte diventa diverso perchè è ad esso che noi saremo affidati .


Questi luoghi ci chiedono di aggiungere magia di parole alla magia delle pietre .


Aicha paragonava Beyoglu a Parigi , ai quartieri del Marais , a Montmartre ... è piena di tante immagini , levigate a lungo e con sapienza e sovrappone luoghi a luoghi lontani fra loro .Come ogni vero viaggiatore ha intravisto e cesellato le somiglianze e a breve viaggerà senza distanze .



I programmi di Aicha , i suoi itinerari perfetti che Ilham e Leila spiavano con occhi inquieti e pieni di entusiasmo al tempo stesso. Spiegare ai loro piedi e alle scarpe graziose ma inadatte alla Dimora della Felicità le strade , le salite e le discese , era un 'impresa ...

"Faro' un programma con tre visite al giorno " mi scrive ....


Ma Leila è paziente e intuisce gli eventi e la meraviglia che li accompagna .

Durante i loro giorni qui entreranno nella meraviglia molte volte . Istanbul ne ha le chiavi . Si prendono in prestito le mattine quando l'aria è tersa ancora e si rendono la sera con una stanchezza luminosa.


La preghiera El Asr alla Moschea Nuova : la comunione che le parole piene di luce di Aicha mi descriveranno giorni dopo. Un tempo infinito fra due preghiere .


La bambina con i fiori di Buyukada .La famiglia che esce per la cerimonia del "sunnet" con i bambini che sono principi vestiti di bianco e blu per un giorno .


La vecchia signora dei piccioni , di fronte alla moschea di Tophane .



Senza esserne coscienti, se non alla fine del viaggio , mettono assieme le sillabe e i suoni delle infinite voci di Istanbul .

E alla fine andiamo anche all'Opera. Dopo aver fatto "le tour du monde " per trovare il teatro .

Il giorno prima della loro partenza ci immergiamo nelle note di Rossini . Non era l'"Italiana in Algeri " ma il "Maometto II" ....Anche questo però è stato un ponte leggero di musica fra i loro luoghi e i miei .Si intrecciano i costumi , i colori e le musiche .


Le sveglio la mattina presto . Ci salutiamo come se andassimo alle nostre faccende quotidiane e ci dovessimo rivedere la sera .


Si incamminano lentamente .Ilham mi saluta per ultima . Mette il sigillo del silenzio e dei suoi occhi pieni di gratitudine .

"Mi piacerebbe trovare una Casa di Maria Pia a Siviglia , Damasco , Roma ...."

Ecco che le città sorelle per un attimo si incontrano nelle parole di Aicha e si sovrappongono ...mi chiamano forse a testimone .Ho visto Siviglia ma non sono mai stato a Damasco .Ci sono strade che portano li , strade diritte , da Istanbul e poi proseguono fino ad Algeri ...sicuramente .



Amiche , sapete che vi scrivo lentamente, con ritardi ampi e pieni di flussi e riflussi . Le acque del Bosforo hanno preso anche me. Ma vi rispondero' sempre : non posso fare altrimenti .


Je suis "toujours plein de vie et une peche d' enfer "!!!


Partendo, mi avete lasciato , dimenticandole ad arte , le vostre chiavi alla Dimora della Felicità.


Se vi dimenticassi , Istanbul non mi perdonerebbe mai.













lunedì 9 agosto 2010

NEL CORSO DEL TEMPO


Nel corso tempo ci abituiamo ai silenzi degli altri.
Le reti sottili si stendono e tendono a infiniti pesciolini azzurri.
Sfuggiamo alle volte , alle volte restiamo impigliati con gioia e miriadi di riflessi d'argento.
Pensieri e moti di entusiasmo e di vita scintillano attorno e da noi si irradiano attorno.
Alle volte si spengono nei silenzi degli altri , alle volte ne vengono riflessi e ingigantiti , fino ad altro silenzio.
Siamo cosi delle porte, chiuse ad altre porte , anche esse chiuse.
Crediamo di avere illustrato ,condotto attraverso i giardini e le ombre .Abbiamo soltanto celato cio' che a noi stessi era troppo evidente.
Abbiamo negato la vista ad altri mondi .
Siamo stati creati per non essere visti .In questo splendore nasciamo , consumiamo la luce e muoriamo.
Nel corso del tempo cadiamo nei silenzi degli altri e nei nostri a loro.
Innumerevoli accenni di voci , innumerevoli manti di silenzio.
Protestando a noi stessi un'incomprensione inutile , trascorriamo ad un tempo ad un luogo vicini alla morte perche' la vita stessa è a poco a poco negata, svuotata di ogni suo seme .
Morire diventa cosi inevitabile e anche un desiderio che supera la paura .
La paura è svuotata di panico e il panico diventa l'attesa per cio' che non potra mai essere descritto, compreso, narrato ..
Per questo è inutile scrivere e lasciare pagine e pagine ...

mercoledì 4 agosto 2010

CONVERSAZIONE SU UNA BOTTIGLIA DI SABBIA


Il cancro è una bottiglietta di sabbie dorate che tutti abbiamo dentro.

Al centro esatto e variabile di tutti i nostri sogni , delle aspirazioni e dell entusiamo e di quello per cui siamo nati e che non sappiamo .

La ammiriamo con paura e venerazione: nasconde la strada al nostro significato e al tempo stesso è il ponte per la morte .

Quando la stanchezza e la consapevolezza che il compiuto e l'incompiuto non sono differenti ma infiniti a vicenda prendono il soprevvento ,il vetro si rompe . Il contenitore diventa contenuto . Nessuna fiamma d'amore trasforma incessantemente piu' le sabbie in trasparenza che trattiene ...e la sabbia e' preda del vento .

Inizia a posarsi in tutto il corpo, copre organi e spazi che prima la osservavano come se mai sarebbe stata parte di loro .

Adesso la meraviglia che illuminava le vite infinite e potenti è diventata consapevolezza .

La consapevolezza trasfigura in buio e in ulteriore luce ineffabile, a noi invisibile , i silenzi e le parole che ci hanno circondato.

Il coraggio dell'amore e la vigliaccheria dei legami tradotti in parole soltanto o in segni o in colori, esplodono assieme .


Ecco .




(Istanbul ,il giorno prima della Madonna della Neve )