
Nell’arte aspettiamo , avvolti da una coperta trasparente che ci mostra le cose che altri non vedono e ci nasconde da chi non ci vede.
Attendiamo che trascorrano queste vite di separazione all’interno di una vita inconscia .Esitiamo a lungo per essere ricongiunti alla provenienza senza che la distanza percorsa dall’ anima nel desiderare un corpo interferisca.
C’e una cognizione estrema dell’esilio e della sua volontarietà.
Per imitare Dio da noi stessi, la pienezza dalla finitezza, abbiamo combattuto per un corpo e per porre distanza fra noi e l’imitato .
Tutto ciò che sperimentiamo col corpo crea nell’anima un ‘infinita nostalgia in cui la distanza imploderà.
Passa il tempo dell’esilio lentamente , la sabbia si separa e trascorre grano a grano, settacciando il vuoto fra le maglie del pieno.
Nell’arte ceselliamo , disegniamo , scolpiamo, scriviamo , musichiamo tutta la nostalgia possibile e ammiriamo la stessa distanza farsi dolore e dolore estremo al punto del perdono .La trasfigurazione
diventa attesa .L’imitazione dispetto e aspetto imcommensurabile della distanza .
Nelle notti fredde ci avvolgiamo con la nostra coperta trasparente. Conduciamo lentamente vite nascoste, di rinuncia o di semina o di nascondimento per ammirare il vero . Vite che si ammantano di bui piu luminosi.
Moriamo senza essere visti .
L’arte prodotta , inseguita nelle forme e nei materiali da essa più distanti e che la negano, parla, tace , si nasconde e si nega . Prende valore e lo perde.
Non si avvicina neppure per un attimo alla perfezione ma ne è rappresentante sulla terra.
Induce sensazioni , vicinanza e nostalgia.
Continuamente ci ricorda con dolore la distanza che abbiamo creato .
Rammenterà ad altri la memoria delle doglie.
Nessuna nascita e tormento inutile e perfetto.
